MARIA ANTONIETTA / SCENE DAL TOUR

Film, 2018 (PICICCA / LA TEMPESTA DISCHI / STUDIOGHËDDO)

Nella mia testa questo racconto ha origine la prima volta che ho visto Maria Antonietta dal vivo.
L’ultimo sabato dell’Aprile del 2018.
“Deluderti” era appena uscito e il chitarrista della band, il mio amico Andrea mi avvisa che se fossi passato all’Hiroshima un paio di biglietti mi avrebbero aspettato all’ingresso.
Lunga storia – breve. Mi innamoro della musica di quel concerto, sono entusiasta della performance di Letizia e della band, e quando mi trovo a conoscere i ragazzi, in un momento del backstage trovo tutti molto divertenti, interessanti. Tutti sono elettrizzati perchè di li a pochi giorni saranno in diretta su Mamma Rai, suonando a Roma per il concerto del Primo Maggio:
C’è una bella atmosfera e mentre torno a casa ho una visione.
Capite, quando cresci nel mito di film come No Direction Home, ma soprattutto “Don’t Look Back” di D. A. Pennebaker, o nel mito del reportage rock (penso alla prima Annie Leibovitz in giro con gli Stones nel 72, ma poi altro ancora)… Quando passi metà della vita a capire come assemblare immagini, e un’altra metà a capire come acchittare suoni.. Beh, quando inciampi in incontri del genere non puoi non avere delle visioni.
Tanto più che io sono un femminista. Potrei anche incespicare nella mia ingnoranza di tanto in tanto, ma sono un femminista e sono totalmente rapito dalle figure femminili che riescono ad esprimersi in modo forte, complesso, e che sanno essere schiette -magari controverse- ma anche gentili. Ecco, questo è il caso di Maria Antonietta, e della ragazza che indossa i suoi panni, Letizia.
Questa è la premessa.
Quello che è accaduto dopo personalmente è la mia vita dietro la camera di alcuni concerti e viaggi legati a questi: raccontarla non è interessante e sono comunque immagini che vorrei tenere per me.
Quello che rimane però è questo piccolo film, al cui visione non vorrei aggiungere altro. Che servirebbe?

Spero però che in giorni strani come questi, l’idea che venga “proiettato” in diretta ci faccia sentire un minimo più vicini, condividendo dell’arte nello stesso momento, in uno “spazio” comune, che è una cosa che ci manca, che torneremo a fare presto.
Spero di alimentare ulteriormente la passione per il bello, per il viaggio all’insegna di un sogno, quel carburante che ci fa sopportare sacrifici come quelli di mettere in pausa per un attimo la propria vita.

Infine dedico questo film a D. A. Pennebaker, per me l’inventore di questo tipo di racconti e che è mancato proprio la scorsa estate mentre premontavo il doc.
Lo dedico a Miriam, e a Robin, Polly e Nina, che sono il calore di una casa che lascio eccitato quando parto per un’avventura con la camera (o senza, o anche solo per lavoro, e accade spesso, o meglio accadeva spesso), ma nella quale rientro volentieri quando ho dato tutto e non vedo l’ora di buttarmi a letto.
Lo dedico a tutti quei lavoratori legati al mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento, dell’arte, che sono le cellule che rendono le idee, dischi registrati, concerti, film, rappresentazioni, tutte quelle manifestazioni che ci cambiano la vita, che ci scavano dentro e che ci regalano una visione, che è in questo mondo confuso, profondamente corrotto e colmo di sofferenze, è la cosa di cui abbiamo bisogno nel mondo.

E quindi, nel senso più lato possibile: buona visione.

V

MARIA ANTONIETTA / SCENE DAL TOUR

Film, 2018 (PICICCA / LA TEMPESTA DISCHI / STUDIOGHËDDO)

Nella mia testa questo racconto ha origine la prima volta che ho visto Maria Antonietta dal vivo.
L’ultimo sabato dell’Aprile del 2018.
“Deluderti” era appena uscito e il chitarrista della band, il mio amico Andrea mi avvisa che se fossi passato all’Hiroshima un paio di biglietti mi avrebbero aspettato all’ingresso.
Lunga storia – breve. Mi innamoro della musica di quel concerto, sono entusiasta della performance di Letizia e della band, e quando mi trovo a conoscere i ragazzi, in un momento del backstage trovo tutti molto divertenti, interessanti. Tutti sono elettrizzati perchè di li a pochi giorni saranno in diretta su Mamma Rai, suonando a Roma per il concerto del Primo Maggio:
C’è una bella atmosfera e mentre torno a casa ho una visione.
Capite, quando cresci nel mito di film come No Direction Home, ma soprattutto “Don’t Look Back” di D. A. Pennebaker, o nel mito del reportage rock (penso alla prima Annie Leibovitz in giro con gli Stones nel 72, ma poi altro ancora)… Quando passi metà della vita a capire come assemblare immagini, e un’altra metà a capire come acchittare suoni.. Beh, quando inciampi in incontri del genere non puoi non avere delle visioni.
Tanto più che io sono un femminista. Potrei anche incespicare nella mia ingnoranza di tanto in tanto, ma sono un femminista e sono totalmente rapito dalle figure femminili che riescono ad esprimersi in modo forte, complesso, e che sanno essere schiette -magari controverse- ma anche gentili. Ecco, questo è il caso di Maria Antonietta, e della ragazza che indossa i suoi panni, Letizia.
Questa è la premessa.
Quello che è accaduto dopo personalmente è la mia vita dietro la camera di alcuni concerti e viaggi legati a questi: raccontarla non è interessante e sono comunque immagini che vorrei tenere per me.
Quello che rimane però è questo piccolo film, al cui visione non vorrei aggiungere altro. Che servirebbe?

Spero però che in giorni strani come questi, l’idea che venga “proiettato” in diretta ci faccia sentire un minimo più vicini, condividendo dell’arte nello stesso momento, in uno “spazio” comune, che è una cosa che ci manca, che torneremo a fare presto.
Spero di alimentare ulteriormente la passione per il bello, per il viaggio all’insegna di un sogno, quel carburante che ci fa sopportare sacrifici come quelli di mettere in pausa per un attimo la propria vita.

Infine dedico questo film a D. A. Pennebaker, per me l’inventore di questo tipo di racconti e che è mancato proprio la scorsa estate mentre premontavo il doc.
Lo dedico a Miriam, e a Robin, Polly e Nina, che sono il calore di una casa che lascio eccitato quando parto per un’avventura con la camera (o senza, o anche solo per lavoro, e accade spesso, o meglio accadeva spesso), ma nella quale rientro volentieri quando ho dato tutto e non vedo l’ora di buttarmi a letto.
Lo dedico a tutti quei lavoratori legati al mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento, dell’arte, che sono le cellule che rendono le idee, dischi registrati, concerti, film, rappresentazioni, tutte quelle manifestazioni che ci cambiano la vita, che ci scavano dentro e che ci regalano una visione, che è in questo mondo confuso, profondamente corrotto e colmo di sofferenze, è la cosa di cui abbiamo bisogno nel mondo.

E quindi, nel senso più lato possibile: buona visione.

V

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